licenza sportiva n 228443





Monte Secco per gli italiani
In un Montecarlo Historique decisamente atipico in un'atmosfera
quasi primaverile, la pattuglia tricolore è andata in difficoltà

 

 

E' stato un Montecarlo Historique decisamente atipico, pervaso da un'atmosfera fortemente primaverile che non ha certo giovato alla fama di gara invernale della manifestazione. Temperature costantemente superiori ai 10°C con punte fino a 25°C non sono certo una cosa normale in questa stagione, specialmente su percorsi alpini, e le strade completamente sgombre da neve e ghiaccio ne hanno snaturato completamente l'indole. Tanto è vero che il malcontento era evidente tra i concorrenti. Malcontento che si è vieppiù manifestato soprattutto a causa di presunti errori di misurazione del percorso da parte dell'organizzatore (si tratta, ricordiamo, di una gara di regolarità a media), con allungamento delle prove speciali e mal segnalate modifiche del percorso che hanno prodotto risultati spesso falsati che hanno penalizzato soprattutto gli equipaggi più esperti e preparati. Cosi la classifica, soprattutto nelle prime tappe, ha portato alla ribalta gli outsider a scapito delle teste di serie. Basti vedere la posizione finale intorno al 90° posto di chi l'anno scorso dominò letteralmente la gara. A farne le spese sono stati soprattutto gli equipaggi italiani, da sempre molto competitivi su queste strade, che si erano aggiudicati la classifica a squadre consecutivamente nelle ultime quattro edizioni grazie ai piloti della Scuderia Milano Autostoriche, e che quest'anno hanno veramente faticato a tenere il ritmo. A iniziare dai guai meccanici che hanno tolto di classifica già nella prima tappa protagonisti come Bergamaschi-Soffritti col Maggiolone Salzburg, Schon-Giammarino con il Cooper S e Bertolini-Bertolini con la Beta Montecarlo, seguiti dalle forti penalizzazioni per problemi meccanici di Deserti-Torlasco con la Fulvia HF e Cristina-Berzero con la Renault 12 Gordini. Così unici a tenere alta la bandieta nazionale sono rimasti Roveta-Merenda con la 124 Spider e Canella-Arena con la Fulvia Coupè che lo scorso anno portarono sul terzo gradino assoluto: entrambi costantemente tra i 20 di testa, con i primi autori anche di un assoluto sulla prova dell'Echarasson, hanno forzato finchè hanno potuto per non perdere il contatto con la testa della gara. Peccato che alle loro spalle ci fosse il deserto, dovuto anche alle defezioni di cui abbiamo parlato, con gli altri concorrenti italiani costantemente oltre il 60° posto, cosa che avvalora la tesi delle misurazioni non corrette: equipaggi con esperienza da vendere nella gara monegasca come Zancht-Agnese con Ia Flavia Coupè, vincitori dell'edizione 2015, De Angelis-Sisti con la Ritmo 60, secondi lo scorso anno e Fontanella-Scrivani con la 128 Rally, terzi nel 2017, navigavano costantemente intorno alla 100° posizione. Le condizioni di strada secca hanno subito congelano Ia situazione al vertice già dalle prime battute con una classifica particolarmente "corta", modificata solo da errori o penalizzazioni. Così a fine seconda tappa hanno preso la testa il danese Bjerregaard col ceco Svec sulla Escort RS2000 MkII, abili ad amministrare ed aumentare il vantaggio fino all'arrivo, che Ii vede vincitori di questa edizione del Montecarlo Historique. Dietro è stata una lotta tutta spagnola tra Zorrilia-Gutièrrez al volante della Golf GTI e Fernandez Cosin-Martinez sulla Fulvia HF, con questi ultimi che riescono a sopravanzare i compaesani durante I'ultima notte. Nella tappa finale, tutta in notturna, Ie durissime prove del Col de Braus e del CoI de Turini, hanno fatto Ia differenza tra gli inseguitori. Qui sono emerse Ie qualità di guida, e subito si è messo in luce Walter Roehrl con Ia Porsche che fa segnare un assoluto davanti a Bruno Saby con la Renault 5 Alpine. Ma anche gli italiani hanno recuperato a suon di temponi, con De Angelis-Sisti che risalgono 70 posizioni e sono 38° all'arrivo appena a ridosso di Giugni-Biagi con I'Alpine A110, Zanchi-Agnese che di posti ne guadagnano una cinquantina e sono 56° e Seno-Bertuzzi con Ia Opel Kadett GTE che risalgono 60 posizioni fino al 44° posto, per poi perdere tutto con gli interessi per una deviazione mal segnalata di percorso durante il trasferimento di arrivo. Peccato solo che proprio sulla penultima prova termina la bella gara di Roveta-Merenda, in pieno recupero verso i top ten, ribaltatisi sul Col de Braus. Così unici a tenere alta Ia bandiera italiana restano Massimo Canella e Nicola Arena, 15° sul traguardo ma lontani dalle prestazioni che valsero loro il podio lo scorso anno. E lontana anche dai fasti degli anni passati, che l'ha vista primeggiare per cinque volte - di cui quattro consecutive nelle ultime edizioni - nella classifica a squadre, la performance della Scuderia Milano Autostoriche, prima sì tra i team italiani, ma fortemente penalizzata per le defezioni iniziali e finali dei propri equipaggi.